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L'incurvamento congenito del pene è una patologia congenita che può impedire o rendere estremamente difficoltosa la penetrazione durante il rapporto sessuale. In presenza di una tale curvatura dei corpi cavernosi del pene è preferibile procedere ad un intervento di raddrizzamento.
L'intervento viene eseguito in anestesia generale e prevede, attraverso un'incisione sulla cute del pene a livello del solco coronale (o sulla superficie dorsale), la creazione di alcune incisioni ellittiche sull'albuginea dei corpi cavernosi e la successiva sutura dei margini.
II numero e la sede precisa di tali incisioni ellittiche viene stabilita intraoperatoriamente sulla base dell'entità del recurvatum valutato mediante erezione artificiale. L'erezione artificiale consentirà di verificare intraoperatoriamente l’avvenuto raddrizzamento. Al termine verrà eseguita una medicazione compressiva e sarà posizionato un catetere vescicale a dimora che resterà in sede per 48 ore.
La conseguenza inevitabile di tale intervento è la riduzione della lunghezza del pene in erezione variabile da 1 a 2 cm. Le possibili complicanze sono rappresentate da ecchimosi, ematomi, infezione e diastasi della ferita. Talvolta possono residuare fibrosi delle cicatrici a livello dell'albuginea dei corpi cavernosi. Raramente può comparire una disfunzione erettile per alterazione della dinamica venosa o per lesione dei fasci vascolo-nervosi.
Il paziente viene mobilizzato in prima giornata e il decorso postoperatorio dura 23 giorni.
